Il nuovo elicottero da attacco per l’Esercito Italiano

L'AW249 dell'Esercito Italiano non è un semplice elicottero d’attacco. È veloce, letale, interconnesso. Progettato per dominare il campo di battaglia moderno

Foto di Manuel Magarini

Manuel Magarini

Giornalista automotive

Classe 90, ha una laurea in Economia Aziendale, ma un unico amore: la scrittura. Da oltre dieci anni si occupa di motori, in ogni loro sfaccettatura.

Pubblicato: 5 Marzo 2025 10:48

Due prototipi già in volo. Altri due quasi pronti. Non un aggiornamento, ma un salto generazionale. Pensato per la guerra vera, quella sporca, veloce, imprevedibile. Combattere significa anche vedere prima, muoversi meglio, adattarsi in fretta. In un’Europa che accelera la corsa al riarmo, l’AW249 dell’Esercito Italiano fa tutto questo.

Sviluppo congiunto col ministero

Non è nato sulla carta. Il ministero della Difesa e Leonardo l’hanno sviluppato mentre prendeva forma. Modifiche sul campo, test immediati, nessuna attesa. I piloti dell’AW129 hanno detto cosa serviva davvero. E gli ingegneri l’hanno messo dentro. Fine delle teorie, inizio della pratica.

Sali a bordo. Addio a decine di strumenti: spazio a un unico grande schermo centrale. Tocchi, comandi, controllo universale. Il casco si trasforma in un centro dati personale. Numeri, mappe, obiettivi, tutto proiettato sulla visiera. Meno mani sui comandi, occhi puntati sulla battaglia in corso. Poi lo porti in volo. Ed è lì che capisci cos’è davvero. Più veloce, più resistente, più cattivo. Ma soprattutto, più agile. Vola basso, si nasconde, spunta all’improvviso. Virate improvvise, manovre impossibili, azioni in ambienti dove altri elicotteri evitano di entrare. Piuttosto che un carro armato con le pale è un predatore.

Ma è appena l’inizio. Comunica, coordina, agisce in rete. Anziché comportarsi da cacciatore isolato, è parte di un branco. Parla con droni, li guida, li usa come esca o come arma. Individua e colpisce in anticipo. Dove lui non arriva, manda un gregario. E il nemico viene preso alla sprovvista. La tecnologia lo rende letale. LiDAR, infrarossi, radar a microonde. Ricostruisce l’ambiente in tempo reale, sa cosa lo circonda anche se il pilota non lo vede. Neve, pioggia, polvere? Nessuna differenza. Gli altri volano alla cieca, lui no. E poi c’è l’intelligenza artificiale. Non serve aspettare che qualcosa si rompa. Il sistema prevede i guasti, programma la manutenzione, riduce i tempi a terra. Più ore in volo, più missioni completate.

Capacità di adattarsi

Ma la vera forza è la capacità di adattarsi. Il campo di battaglia cambia, le minacce si evolvono. L’AW249 è una macchina pensata per essere aggiornata nel tempo. Nuovi software, nuove armi, nuove strategie. Al contrario di tanti mezzi militari – delle semplici tappe di passaggio – è concepito per essere rilevante anche tra dieci, vent’anni.

E poi c’è la resistenza. I pezzi e i sistemi sono fatti per sopravvivere. L’AW249 può incassare colpi e restare operativo. Niente mezzo fragile, niente macchina che crolla al primo problema. Se qualcosa si rompe, il pilota ha alternative. Se un sistema viene danneggiato, ce n’è un altro pronto a prendere il suo posto.

Anche l’armamento è pensato per offrire più opzioni. Missili guidati, razzi, mitragliatrici, contromisure elettroniche. Ogni missione ha la sua strategia, ogni bersaglio il suo metodo di ingaggio. Attacca a distanza o colpisce da vicino. L’AW249 non lascia via di fuga. L’AW249 non è il futuro. È già qui. Il primo entrerà in servizio nel 2027, eppure il suo ruolo è già chiaro: dominare il cielo, adattarsi a un eventuale conflitto bellico. E mettere al sicuro un Paese intero. Che può dormire sogni tranquilli.