Scenario perfetto. Bottino da sogno. Piano d’azione studiato al millimetro. Sembra l’inizio di Ocean’s Eleven. Poi, però, osservi bene e noti che non ci sono Danny e Charles, ma tre ladri da strapazzo. E tutto si tinge di grottesco, in pieno stile Better Call Saul. Nel parcheggio sotterraneo del Terminal 1 di Malpensa è stata ritrovata una Ferrari F8 Tributo rubata, con targa austriaca falsificata. Il furto originale risale al 2023, ma, come riporta Open, l’epilogo è andato in scena solo pochi giorni fa.
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Un piano studiato, ma con falle evidenti
Soldi. Il movente più vecchio del mondo, capace di offuscare il buon senso. La storia si scrive quasi da sé: sfidare la legge può emanare un fascino oscuro. I nostri antieroi credevano di avere le carte in regola per mettere a segno qualcosa di grandioso. E mettere le grinfie sulla F8 Tributo, beh, lo era senz’altro. Lanciata sul mercato italiano a 236.000 euro, è andata sold-out in un batter d’occhio, e oggi la sua quotazione è schizzata alle stelle. Basta farsi un giro in rete per constatarlo da sé: stare sotto i 300.000 euro è già un affare, ovviamente se tenuta in condizioni impeccabili. E non ci siano precedenti legali.
Le autorità avevano studiato il piano nei minimi particolari. Poliziotti della zona avevano scoperto il bolide nel parcheggio del Casinò di Montecarlo. A uno degli agenti si è accesa la lampadina: bloccarla e attendere. Alleato, il GPS interno per tener d’occhio i movimenti. “Vediamo un po’ se abboccano”. E… bingo. Niente arresti spettacolari o fughe rocambolesche: i “geni del crimine” tornano a riprendersi la Ferrari come se nulla fosse, usando un blocca-ruota. Un colpo da tramandare ai posteri? Più che altro, un’autodenuncia su quattro ruote.
Il rilevatore li ha seguiti fino a destinazione, l’aeroporto di Malpensa. Chissà su quale aereo sognavano di sparire. Non lo sapremo mai. Perché le Forze dell’Ordine li hanno fermati sul posto, bagagli pieni di strumenti da scasso e, forse, anche di sogni di gloria mai sbocciati. Li aspettavano come passeggeri d’élite, senza il cartello di benvenuto. Solo acciaio freddo ai polsi e una realtà spietata. Fine della corsa per tre ladri da strapazzo. E una lezione: la realtà non perdona le sceneggiature mal scritte.
Solo dilettanti allo sbaraglio
Sarebbe interessante conoscere l’identità dei tre aspiranti fuoriclasse del malaffare. Mica dei novellini, a quanto pare: sapevano muoversi con disinvoltura da Montecarlo a Malpensa, quasi degna di una commedia di terz’ordine. Poi, l’improvvisazione ha fatto il resto. Avevano una smerigliatrice angolare a batteria pronta all’uso e, forse, l’arroganza di chi si crede più furbo del sistema. Del resto, chi mai li avrebbe beccati? Ecco…
Ogni dettaglio tradisce una goffaggine disarmante. Un piano con più buchi di una gruviera, costruito sull’illusione che la tecnologia potesse essere aggirata con facilità. Il GPS fa loro un baffo? Nelle fantasie. In un’epoca di controlli capillari, le fughe spettacolari esistono giusto nei film. Alla fine, nemmeno un inseguimento: solo pazienza, metodo e un pizzico di ironia. Un finale da manuale, ma nel capitolo degli epic fail.