Tokyo vista da vicino: un viaggio tra mobilità, cultura e moto custom

A occhio la sensazione è che la maggioranza dei mezzi a quattro ruote siano elettrici, si percepisce il traffico urbano come un sibilo più che un borbottio.

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Carlo Portioli

esperto moto custom

Le moto e la musica, mia moglie e gli amici, la birra e le chiacchere ma più di tutto amo cercare di capire. Le mie opinioni sono espresse dall'alto di niente.

Pubblicato: 12 Marzo 2025 08:14

Due settimane in Giappone sono due settimane lontano. Non è solo una questione di distanza o di durata del viaggio, è soprattutto una questione di come affrontiamo diversamente le cose della vita quotidiana noi e come le affrontano loro. È un altro mondo, si dice così; e in questo “altro mondo” si affrontano questioni come la mobilità e l’inquinamento delle grandi città, così come si coltiva la passione per le moto custom con un approccio diverso. Io mi sono solo guardato un po’ intorno in queste due settimane, sono state solo suggestioni che hanno stimolato pensieri. Quello che trovate di seguito è solo questo e non ha la pretesa né di essere giusto, né di essere utile a capire come funzionano veramente le cose. Ma sulla mobilità e sulle moto custom qualche idea me la sono fatta.

La mobilità a Tokyo

Tokyo è una città enorme, da più di 14 milioni di abitanti. È una città diffusa, con tanti centri e con un’estensione a perdita d’occhio, dove tutti si muovono costantemente, sempre indaffarati. Eppure il traffico in città è poco, l’aria non puzza e non esistono auto parcheggiate a bordo strada. Il traffico è composto per lo più da modelli prodotti dalle case giapponesi per il mercato domestico: minuscole macchinine elettriche con ruote da scooter e linee a forma di disegnino di un bimbo.

Tanti anche i van elettrici da 6-8 posti, tutti con il muso rubato ai personaggi di Transformers e tanti infine i taxi elettrici dal design retro londinese. A occhio la sensazione è che la maggioranza dei mezzi a quattro ruote siano elettrici, si percepisce il traffico urbano come un sibilo più che un borbottio.

Colonnine per ricariche? Neanche l’ombra per le strade di Tokyo, anche perché non si può mai lasciare la macchina in sosta in strada e quindi neppure ricaricarla.

Auto e parcheggio

Per possedere un auto devi avere un parcheggio in casa, ogni palazzina residenziale privata ha almeno un posto auto interno. Non saprei quanto costi un auto più un parcheggio a Tokyo, ma la sensazione è che sia stata fatta una politica che disincentiva la proprietà dell’auto in città, l’opposto del nostro modello che ha incentivato il possesso di un auto a testa. Anche perchè (rullo di tamburi)… i mezzi pubblici funzionano! Mettiamo il caso estremo di un pazzo irresponsabile che pretenda di avere un lavoro e di andarci tutti i giorni prendendo un treno e un mezzo pubblico urbano. Mentre da noi si rivelerebbe il metodo più efficace per farsi licenziare e prendere la NASpI, a Tokyo questo pazzo si troverebbe a disposizione diverse linee ferroviarie private meno costose delle nostre, che arrivano esattamente all’ora che dicono di arrivare in enormi stazioni sotterranee grandi come una nostra città di provincia.

La metro di Tokyo

Le metropolitane poi sono un flusso continuo e i mezzi di superficie sono puntuali perché si muovono senza particolare traffico e lavori. Tempo fa proprio una giapponese mi chiese candidamente perché la Lombardia non andava poco oltre confine a copiare dalla Svizzera come si fanno le ferrovie puntuali e io ricordo di avere farfugliato mezze frasi allontanandomi fingendo una crisi di tosse, perché la verità è che il nostro sistema ferroviario è solo una conseguenza del nostro epico fallimento sulle infrastrutture, dovuto alla frammentazione dei poteri e ai conflitti tra interessi di parte che prevalgono sistematicamente su quelli della comunità nel suo complesso.

Pochi scooter e bici

Parliamo ora di mobilità su due ruote. Premesso che è ancora inverno e il meteo cambia velocemente, di scooter se ne vedono proprio pochi. Biciclette? Poche anche loro e con diverse limitazioni di circolazione. Non mi pare ci sia quella furia ideologica che nei paesi europei ha portato un mucchio di persone poco consapevoli (e capaci) a lanciarsi ciecamente nel traffico iper-congestionato delle città, convinti di essere protetti dalla presunta benevolenza che il Dio della mobilità dovrebbe riservare a chi azzera le proprie emissioni di CO2.

Certo, le biciclette ci sono ma la sensazione è che si muovano rispettose delle regole, consapevoli in primis della propria fragilità. Di gang di pirati delle consegne a domicilio nemmeno l’ombra, così come dei monopattini da moto GP, di bici/scooter/car-sharing e di pedoni che attraversano ovunque in stato catatonico, occhi fissi al cellulare: la gente (altro rullo di tamburi) attraversa ai semafori quando c’è il verde!

La città ha dei grandi e splendidi parchi, per il resto è 100% asfalto, senza alberelli sui marciapiedi. È una città pensata per muoversi efficacemente. Il traffico c’è ma l’aria non odora di smog. Forse tutto questo è stato aiutato dal fatto di essere una città ricostruita quasi da zero 80 anni fa, che affaccia sull’oceano pacifico e non nella conca strangolata dalle Alpi della nostra pianura padana. Poi ogni tanto, BRAAAAAAP! ecco un mezzo della grande famiglia custom come proprio non te lo aspetteresti dato il contesto: roba estrema, per stomaci forti. Alla prossima puntata.

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