Mild Hybrid

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Claudio Braglia

Giornalista specializzato automotive

Frequentava ancora la facoltà di ingegneria quando ha iniziato la sua carriera giornalistica a Motosprint e Autosprint. Successivamente sono arrivate InMoto, Auto, SuperWHEELS, Moto World e alVolante, alcune delle quali ha anche concepito e diretto. La sua passione? Guidare soprattutto in pista e realizzare le prove più complete supportate da rigorosi rilevamenti strumentali.

Poiché la soluzione “Mild” è stata abbracciata da alcune Case soprattutto per “alleggerire” (perlomeno sulla carta) le emissioni dei motori termici, non sempre sono considerate “vere ibride”. Fra l’altro, le cosiddette “Leggere” rappresentano il “minimo sindacale” per essere definite ibride, anche perché prevedono motori elettrici di potenza relativamente bassa (fra i 3 e i 15 kW), che – salvo rari casi – non sono in grado di spingere da soli la vettura.

Come le Full Hybrid, si basano su un tandem di propulsori: uno termico, a benzina o diesel, e uno a corrente, in sinergia. Per quanto la componente elettrica sia ridotta (mediamente, capacità della batteria e potenza del motore equivalgono circa alla decima parte di quelli delle “Full”), dà un contributo tutt’altro che disprezzabile in accelerazione e in ripresa, ed è godibile soprattutto in uscita dai tornanti in salita. In aggiunta, consente pure un lieve risparmio sul fronte di consumi ed emissioni (dell’ordine del 5-10%), rispetto a quelli solo a “verde” o a gasolio dei modelli dai quali sono derivati.

Il più semplice fra gli ibridi

I due motori sono aiutati da dispositivi ausiliari come lo Stop&Start e il recupero dell’energia (in frenata e nelle decelerazioni), che viene immagazzinata nella batteria secondaria a 48 V (generalmente agli ioni di litio). Nello specifico, il propulsore elettrico sostituisce il motorino di avviamento e l’alternatore con un unico dispositivo dedicato ad assistere il gruppo termico (che nelle “Mild” non si spegne mai).

Meno costose delle ibride classiche e un po’ più eco dei modelli da cui derivano, le “Mild Hybrid” hanno ingombri analoghi e possono offrire alcuni dei vantaggi dell’applicazione delle tecnologie ibride, senza, però, quell’aggravio di costi e di massa che invece è tipico delle “Full” o “Plug-in” (dotate di una trasmissione ibrida parallela completa).

Più gioie che dolori

Le “Mild Hybrid” sono le uniche abbinabili anche al cambio manuale (come, a esempio, per la Fiat Panda), si guidano esattamente come le auto tradizionali e non provocano “ansia da ricarica”, costringendo alla estenuante ricerca delle colonnine per rifornirsi di energia.

Inoltre, godono di tutti i vantaggi solitamente riservati alle altre ibride: a seconda del comune e/o della Regione, possono avere libero accesso alle Ztl, ottenere sconti sul bollo di circolazione e, grazie alle emissioni relativamente basse, possono accedere alle campagne di ecoincentivi regionali e statali. Peccato soltanto che nell’uso normale il contributo dell’unità elettrica si faccia sentire poco, e che fuori città la batteria risulti piccola e si scarichi in fretta.