Oled   

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Claudio Braglia

Giornalista specializzato automotive

Frequentava ancora la facoltà di ingegneria quando ha iniziato la sua carriera giornalistica a Motosprint e Autosprint. Successivamente sono arrivate InMoto, Auto, SuperWHEELS, Moto World e alVolante, alcune delle quali ha anche concepito e diretto. La sua passione? Guidare soprattutto in pista e realizzare le prove più complete supportate da rigorosi rilevamenti strumentali.

Attualmente la tecnologia OLED (Organic Light Emitting Diode, cioè diodo organico a emissione luminosa) rappresenta lo “stato dell’arte” negli schermi dei televisori di alta qualità e ha ormai monopolizzato i pannelli di telefonini e computer. Parallelamente si sta diffondendo anche nei dispositivi di illuminazione delle auto, come pure nei monitor dei cruscotti e dei sistemi di infotainment. I primi pannelli per impieghi commerciali sono arrivati dalla Philips nel 2002, mentre il “padellone” a centro plancia delle nuove Mini (che raggruppa cruscotto e infotainment) è il primo display OLED tondo (24 cm Ø) utilizzato in un’auto.

Ciascun componente di questi diodi, ha una struttura “pastosa” in gran parte costituita da carbonio, collocata fra un anodo e un catodo, contenente polimeri organici che, conducendo corrente solo in una direzione, godono delle proprietà dei semiconduttori. Hanno spessore ridotto, e tanto più sono sottili tanto maggiore è la loro luminosità. Grazie alla loro trasparenza possono essere posizionati uno dietro/sopra l’altro mescolando le tonalità di luce prodotta in infinite combinazioni.

Vivono di luce propria

A differenza dei comuni diodi, non sono “punti luminosi”, ma si presentano sotto forma di sottili fogli flessibili che, se eccitati dalla corrente, emettono una luce diffusa e omogenea. Assicurano colori brillanti intensi e saturi, e  non necessitano, come gli LCD, di uno schermo per la retroilluminazione: insomma, producono luce propria, e consentono di realizzare pannelli pieghevoli o addirittura “plasmabili”.

Da ciò si deduce che, nell’imminente futuro, tutti gli schermi interni delle vetture saranno compresi in un unico esteso pannello dall’altissima risoluzione, che copre o segue il profilo dell’intera plancia. Finora la diffusione degli OLED è stata frenata dai costi elevati e dalla affidabilità perfettibile, soprattutto in presenza di umidità e temperature elevate. Tale problema è stato risolto, tanto che i diodi organici stanno per conoscere una diffusione formidabile nei componenti dell’impianto di illuminazione della vettura.

Ci stupiranno con effetti speciali

Non ci riferiamo ai gruppi ottici anteriori, che necessitano di elevate potenza e luminosità (che gli OLED non sono in grado di produrre), ma nei fanali posteriori, dove garantiscono una luce ben diffusa e permettono a progettisti e designer la massima libertà creativa per generare sorprendenti effetti grafici anche tridimensionali.

In questo modo è possibile rendere le luci posteriori un componente ancor più caratterizzante dell’estetica della vettura. Si arriverà, infatti, a “coprire” di OLED gran parte della coda, creando grafiche animate grazie alla tecnologia “SWARM” (sciame, in inglese): superfici nelle quali fluttua una miriade di puntini mobili e luminosi (che si muoverà, appunto, come uno sciame) che darà indicazioni chiare e inequivocabili ai guidatori delle auto che seguono, dai cambiamenti di direzione, ai messaggi di sicurezza, fino alle emergenze.