Radar  

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Claudio Braglia

Giornalista specializzato automotive

Frequentava ancora la facoltà di ingegneria quando ha iniziato la sua carriera giornalistica a Motosprint e Autosprint. Successivamente sono arrivate InMoto, Auto, SuperWHEELS, Moto World e alVolante, alcune delle quali ha anche concepito e diretto. La sua passione? Guidare soprattutto in pista e realizzare le prove più complete supportate da rigorosi rilevamenti strumentali.

Dalla Seconda Guerra Mondiale, quando gli eroici aviatori delle Fortezze Volanti armeggiavano su rudimentali apparecchiature cercando di scoprire gli aerei nemici fra le coltri di nubi, l’evoluzione del Radar (acronimo di Radio Detection and Ranging, cioè rilevamento radio e misurazione della distanza) è stata imponente.

Il primo a crearne un prototipo funzionante fu Christian Hülsmeyer, che nel 1904 dimostrò la possibilità di individuare navi o velivoli anche nelle più critiche condizioni meteo. Tuttavia, per vedere le prime applicazioni militari di questo geniale strumento, è stato necessario aspettare la fine degli anni 30, mentre per gli impieghi civili (come a esempio il controllo del traffico aereo negli aeroporti) si è dovuto attendere il 1950.

Un attendibilissimo “terzo occhio” elettronico

Il Radar “spara” un flusso elettromagnetico (onde radio e microonde) per individuare veicoli in movimento (come aerei, navi, automobili, e calcolarne la velocità di spostamento), oltre ad altri oggetti piccoli e grandi sia fissi sia mobili. Semplificando molto il discorso, è composto da un trasmettitore radio che produce un fascio di onde che viene poi indirizzato da un’antenna: quando nel suo percorso incontra un oggetto solido, il fascio viene riflesso, quindi registrato da una ricevente dalla quale viene poi trasdotto verso opportuni apparati elettronici per l’elaborazione dei dati.

Una centralina, cuore del sistema, conoscendo l’ampiezza dell’onda, la sua frequenza e la sua velocità (quella della luce), elabora i valori registrati e arriva a visualizzare distanza e andatura del “bersaglio”. Nell’ambito automotive, il Radar è in grado di controllare accelerazione e decelerazione nei sistemi di guida autonoma, cruise control adattivi e frenata automatica. E – prerogativa assolutamente impagabile – è in grado di operare in qualsiasi condizione meteorologica: nebbia e tempeste incluse.

Un vero toccasana per l’automotive

Da oltre vent’anni, svariati ADAS basano le loro funzioni sul Radar, con misurazioni precise e istantanee, anche se non sempre riescono a identificare la fisionomia degli oggetti e degli ostacoli rilevati. Funzionano molto bene sia alle brevi distanze (max 30 metri), sia a 250-300 metri. Fra le varie tipologie di ADAS che utilizzano il Radar va citato prima di tutti il Cruise Control Adattivo (ACC), che rileva il veicolo che ci precede (e relativa andatura) per mantenere la distanza di sicurezza prestabilita.

Un altro impiego è quello relativo al Blind Spot Monitoring, che segnala chi sta arrivando di tre quarti posteriore della “zona cieca” degli specchietti retrovisori, fornendo avvisi che possono evitare potenziali impatti e scongiurare incidenti nei cambi di corsia.

Il Radar viene proficuamente utilizzato anche nel sistema di avviso di collisione anteriore con un ostacolo,  nel Controllo della Velocità adattivo, nella Frenata Automatica di Emergenza, nell’Avviso di Deviazione dalla Propria Corsia di marcia, e nella Segnalazione di Traffico Trasversale.