La notizia del giorno è che Ferrari sembra essere tornata all’era Binotto. O almeno così sembrerebbe appunto, perché non si spiega altrimenti il naufragio delle Rosse nel lago di Albert Park, una tragicommedia degna del miglior teatro dell’assurdo. Un’eco lontana di Monaco 2022. Ricordate, sì? Ieri, la pista bagnata di Melbourne ha inghiottito ogni speranza della Rossa, lasciando in superficie solo il riflesso sbiadito di una squadra che un tempo sapeva imporsi anche all’interno di contesti competitivi del genere.
Binotto, spesso bersaglio di critiche ben oltre le sue colpe da ferrarista, riparte dall’Australia con quattro punticini raccolti con Hulkenberg. La stessa “miseria sportiva” racimolata dalla somma del risultato di Charles Leclerc e Lewis Hamilton, il cui unico sussulto è stato un duello senza gloria, gomito a gomito, nel cuore di una corsa già segnata sin dall’inizio. McLaren batte Ferrari. Red Bull batte Ferrari. Williams batte Ferrari e Aston Martin batte Ferrari. Pure la Sauber di Binotto batte Ferrari, e questo è davvero troppo.
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Vasseur spiega ma non ci riesce
Nei primi due paragrafi siamo stati un po’ duri? Beh… d’altronde è proprio questo che fa l‘ingegnere del lunedì: si arroga il diritto di giudicare senza scrupoli, il giorno dopo, a conti fatti. Questo concetto base è stato ribadito dai protagonisti. Vasseur, per esempio, quando parla della strategia (degna del miglior Iñaki Rueda d’annata) sostiene che a posteriori è semplice dire che potevano fare meglio. Tutto vero boss, ma è il lavoro del giornalista.
Mentre quello degli strateghi ha un preciso scopo: “predire il futuro” o perlomeno cercare di non renderlo pessimo. Il team radio tra Hamilton e Adami rende l’idea a meraviglia, quando il britannico fa notare che l’informazione sull’intensità della pioggia era totalmente sbagliata. Un errore che pesa sull’economia della gara. Un’occasione persa. Abituati, Lewis, non sei più in Mercedes. Poi, sempre Fred, parla del passo gara e sostiene che venerdì era migliore rispetto a quello visto durante la corsa.
Vero anche questo, boss. Ma cavolo, però… a cosa ci porta una riflessione del genere? Come può essere un dato incoraggiante? Il ritmo conta solo alla domenica, quello del venerdì ha la stessa valenza di una moneta da tre euro. Si deve dimostrare rendimento quando serve, non nel momento in cui i carichi di benzina sono sconosciuti e le mappature della power unit sono a piacere. Troppo facile così. Si ipotizza e basta, dove il metro di giudizio è fuorviante in un contesto di troppi parametri sconosciuti. Intanto il distacco sul passo gara di McLaren era siderale.
Binotto ha finalmente capito, Ferrari ancora no
Anche Leclerc si unisce al coro del “da fuori e a conti fatti tutto è più semplice”. Lo fa mentre ricorda che ogni situazione all’interno di una gara di F1 ha le sue particolarità. Poi somma un altro pensiero che fa riflettere. Ammette che le condizioni ambientali cangianti mettono in crisi la Rossa. “Dobbiamo concentrarci su questo aspetto“, dice. Quest’ultima riflessione è la medesima del Canada 2024 (e di tanti altri weekend), dove il team non ci ha capito nulla o quasi con la pioggia.

Una condizione che il Cavallino Rampante si trascina dietro da anni. Non si avanza mai sotto questo punto di vista. Cambiano le vetture, ma il problema persiste. Serve un tecnico di Luna Rossa per capirci qualcosa? E già che ci siamo pure un idraulico, visto che ieri Leclerc era con i piedi a bagno mentre cercava di tenere in pista la SF-25? “Si tratta di capire” è la litania che Binotto ci ha propinato per anni. Filastrocca monotona e tediosa, ripetuta fino all’ossessione e mai corroborata dai fatti.
Raggiungere la comprensione è rimasto solo un miraggio nel suo mandato. Anche per questo fa male notare che, almeno per il momento, Binotto ci ha capito più della Ferrari. Tra sei giorni si corre in Cina, un circuito vero e completo. Prova d’appello per impugnare lo scenario australiano e dimostrare che Ferrari non è quella che abbiamo visto ieri. Il team italiano riuscirà a capire cosa è successo a Melbourne? Al massimo, una telefonata a Binotto si può fare…